sabato 22 ottobre 2016


Distacco (alla mia amata cugina Maria Misiti)

 

Ti chiedo ancora un minuto,

prima di chiudere i tuoi occhi (per sempre),

anche il nostro amore è unico e merita

di averti tra noi

Forse non lo senti più, sei già un angelo?

Stanca del male che sciama

sulle anime più fragili.

Non dimenticarti di noi,

del tempo infinito schiavo della tua luce

delle nostre piaghe

 spoglie di pace e vita.

Questo fremito infinito

ci sconquassa come lava e scorre,

 brucia  sulle tempie del mattino.

Sento ancora il suono della tua voce, come il mare

Come il soffio del vento sulla rugiada

E le tue mani, bellissime e calde

a regalarci  solo l’eterno tuo candore.

Un giorno a Savelli

Sulla strada che si inerpica su in montagna c’è il tempo perduto, quello delle cose vissute mai abbastanza e ricche di fascino, affiora quella sensazione prevalente di pace e tranquillità che assale piacevolmente il visitatore. Gli alberi secolari e il tortuoso saliscendi nascondono in parte la sagoma del paesino, abbarbicato sul monte e quasi inaccessibile agli occhi indiscreti, forte di un passato rurale e contadino che nessuno qui dimentica e anzi rappresenta motivo di orgoglio. Il senso dell’appartenenza e dell’identità culturale-antropologica è molto spiccato, qui il cittadino vive anche per il suo paese e lo fa con un senso civico commovente. Appena giunto alle prime case del paese e su prezioso consiglio di Peppino mi fermo a riempire le bottiglie alla “fontana vecchia” dove quattro canali confluiscono in una unica vasca, presso la quale le donne un tempo venivano a lavare i loro panni.   L’impressione che ho al mio arrivo è straordinariamente nuova, forse la voce della civiltà qui ha attutito i suoi ritmi, il lento accadere delle cose e dei giorni rende questo luogo pregno di quel carattere aulico quasi desueto nella società attuale. Le viuzze si dipanano dolcemente, in un corollario di voci e profumi sconosciuti o dimenticati; le case (raramente palazzine) sono addossate le une alle altre, come se volessero familiarizzare in una sorta di abbraccio inglobando gli occupanti, dediti alle loro faccende o impegni giornalieri. Ogni portone racconta la sua storia, il perdurare di vecchie usanze e tradizioni che qui, solo qui, assumono ancora una valenza assoluta e irripetibile. Il cugino Peppino, come spesso succede quando saliamo a Savelli, è sempre sommerso dai saluti affettuosi dei suoi compaesani, alcuni lo ricordano come insegnante ai corsi serali negli anni 80. Altri tempi, specie quando i lunghi inverni costringevano i savellesi a limitare le loro relazioni umane e il paese risultava spesso isolato per la neve caduta. L’ altitudine e la vicinanza con i boschi silani rendono questo ameno luogo freddo d’inverno e  fresco d’estate, nel vicino comprensorio del Pino Grande vi soggiornano spesso vacanzieri provenienti dallo stesso Savelli e dalle città più vicine. Gente umile, che vive dignitosamente, senza nessun eccesso ma con la propria convinzione di riuscire, con i propri modestissimi guadagni,  a far fronte alle varie vicissitudini familiari. Anche i pensionati qui hanno un’anima,  intenti al lavoro nei campi quando la salute e l'età non troppo avanzata glielo consente; sono i perni attorno ai quali la comunità prospera e cresce. Nessuno è messo da parte o ritenuto di peso per la comunità.  C’è un’aria di festa, di tradizioni, di lavoro onesto e di gente umile, di cose sane come il pane di grano appena fatto o il profumo di sugo che si spande attraverso i vicoli ancora umidi di pioggia. Non esiste da queste parti la frenesia del vivere, tutto è piacevolmente ovattato...anche i pensieri corrono lenti,  sanno di intimità e luce.

 

Sono terre che grondano di fatica, sangue e abbandono, hanno perso il vincolo naturale con le genti che le colonizzarono nel 1638 in seguito al disastroso terremoto che rase al suolo parecchi abitati e dispensò morti e povertà.  Tantissimi furono alla fine dell'ottocento,  dalla caduta della dinastia borbonica,   gli abitanti di Savelli che emigrarono nell'America Latina, Stati Uniti,  Australia e per finire anche in Francia, Germania, Svizzera e Belgio. Dopo anni di usurpazione delle terre alla povera gente da parte del Barone Toscano, la popolazione si ribellò energicamente riappropriandosi delle loro proprietà e destituendo la vecchia amministrazione. Successivamente nel 1860 quando il proclama di Garibaldi negò la distribuzione delle terre, scoppiarono violente sommosse alimentate da gente del luogo, da contadini poverissimi, soldati borbonici e da malfattori senza scrupoli che incominciarono a diffondere il brigantaggio nelle zone silane sul finire del 1860.  A tal proposito fu istituita una Guardia Nazionale a Savelli per combattere la piaga del brigantaggio.

sabato 8 ottobre 2016


A Maria M.

Ho ancora il tuo pigiama addosso, le tue risate e quella stupenda e affettuosa pronuncia quando mi chiamavi per nome. Ho addosso sempre la tua gioia, quando per telefono sentire la tua voce era più dolce del sole e dei giorni luminosi che rischiarano la vita anche quando si è tristi. Non percepivo la tua malinconia, gli istanti in cui le paure si affacciavano ai tuoi orizzonti più minacciosi del solito. Mi bastava pensarti, anche per brevi momenti, per capire che il mondo è bellissimo quando si amano persone come te. Adoravo la tua persona, riflessiva, dolce, amante della vita e dei suoi cari; illuminante e totalitaria come una grande madre a cui tutti possono chiedere, sicuri che arriverà una risposta e la risoluzione dei problemi . Ricordo ancora quelle tue mani, le tue carezze immancabili nei giorni in cui venivo a Roma a trovarti, la luce dei tuoi occhi e la voce calda che risuonava nella stanza. Nessuno potrà mai dimenticarti Maria, adesso il dolore dilania ogni cosa nei nostri cuori, è dirompente come un tuono nelle notti d'inverno. Mi manchi da morire, manchi a tutti coloro che come me ti amavano, ti amano,  eri per noi uno spicchio di cielo, una cosa preziosa che alimenta tutte le nostre vite, le notti buie , i colori del mare e ogni ora in cui il respiro si fa più affannoso e stanco. Una carezza sfiorerà il tuo volto, ogni giorno, saranno i nostri pensieri pieni d'amore e le ali di chi non è più tra noi...

mercoledì 24 febbraio 2016

Desiderio

Le tue mani non sento più
ferme su di me
a colmare ogni vuoto,
sono fuggite via..
rapite dal tempo e
amanti dell'abbandono.
Quanto mi è negato?
Le tue parole e i gesti
i momenti fermi di pace
le ore, i minuti felici
rovesciati sul selciato dei ricordi,
Adesso prova a rammentare
ogni singolo bacio, il sapore
delle nostre bocche
le mattine di zucchero fuso,
nei nostri sguardi, nei pensieri
solo i gradini da salire in fretta,
come petali sfogliati insieme
alla ricerca del sublime appartenersi.




venerdì 4 dicembre 2015

Senza fine


Come foglie senza meta

le nostre passioni irridono i sogni,

le attese maree della vita

mentre il cielo distende i cirri,

luminoso come lo sguardo

che accoglie i miei passi,

uno ad uno, rastrellando ossessioni

nel furore degli anni,  vecchie lune

a rammentare arcane gocce di rugiada,

sfolgoranti soffi sull' interminabile materia.

Pietre ruvide sulle strade assolate

di cuori lenti a soffocare ansie,

tempeste sfinite dai mattini

nel vento che abbraccia le nostre orme

livide di pace.

venerdì 20 novembre 2015

Rimpianto



Solo un soffio,

un battito d'ali nel vuoto

a colorare il vento, l'anima!

I giorni si assiepano, come pensieri

generando ombre e mute paure,

strade solitarie, spogliate dei nostri passi

di gesti e risate nei mattini di festa.

Guardo nuovi cieli, stanchi di luce

senza gli aquiloni del passato,

privi di canti e preghiere

nell'aria tiepida di primavera,

Il buio scava nei  nostri cuori,

trascina via la gioia con violenza..

agita e denigra, polverizza il sogno.





giovedì 8 ottobre 2015

Sussulto

Ancora un giorno,

per ridestarsi e sorridere insieme

senza sogni o preghiere,

come incaute anime o

terrificanti aliti di passione.

Le stralunate membra vibrano

si sfiorano nelle colorate stanze

dove anche il buio è carezza, arco.

I minuti incalzano come cetre

arrembanti di note, di spasimo estremo.

Quanti sfusi, fusi o alti musi

si inerpicano sulla muraglia,

sotto l'onda del ventre..

nel canale eterno e vuoto?

Bruciano le vecchie ali

dismesse dalla vita, da mondi fatui

come fondi di vetro senza più volumi.

Solo un sussulto devia i nostri echi

e la meta è più roca senza la sua voce

che agitava ogni stagno, l'istinto.